Nel panorama globale, Prosecco DOC si conferma non solo come uno dei simboli dell’eccellenza italiana, ma anche come un prodotto di grande attrattiva commerciale. Tuttavia, la sua fama lo rende spesso oggetto di violazioni che minacciano la qualità e la reputazione delle bollicine veneto-friulane.
La strategia
Avendo già esteso la protezione della DOC Prosecco in oltre 80 Paesi, il Consorzio ha deciso di garantire la tutela nei Paesi meta di turisti provenienti dai maggiori mercati d’esportazione.
Si è quindi ritenuto necessario proteggere la Denominazione anche nelle Filippine, data altresì la potenziale crescita di prodotti alcolici analizzata in recenti studi di mercato. Ciò nonostante, questo dato positivo potrebbe causare l’aumento di prodotti che sfruttano indebitamente la notorietà della Denominazione.
Nel settembre 2023, il Consorzio ha ottenuto il riconoscimento ufficiale dell’Indicazione Geografica “Prosecco” nelle Filippine: a meno di un anno da questa registrazione, la protezione è stata già messa in pratica, confermando l’efficacia del percorso intrapreso.
Il fatto
Grazie ai monitoraggi online, è stata rilevata la vendita su un e-commerce filippino di un vino denominato “prosecco” prodotto in Australia. Questa scoperta ha portato il Consorzio a diffidare l’importatore, che ha prontamente ritirato il prodotto dal mercato. Ma non solo: il buon esito è stato ulteriormente consolidato dalla dichiarazione del produttore australiano, il quale ha confermato che il vino non sarà più distribuito sull’intero territorio filippino.
Il risultato
Questo risultato assume un valore ancora più rilevante se si considerano i nodi aperti nei confronti dell’Australia sul tema della protezione della Denominazione Prosecco che, al momento, è condizionata dall’esito dei negoziati dell’accordo di libero scambio con l’Unione Europea, all’interno del quale sarà stabilita la protezione di una lista di denominazioni europee tra cui, appunto, la DOC Prosecco.
Il caso filippino dimostra che la protezione delle Indicazioni Geografiche non è solo una questione di principio, ma uno strumento concreto per difendere i produttori locali e garantire ai consumatori l’autenticità dei prodotti acquistati.